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 Eluana Englaro
 
 16/11/2008 17:29:54
Utente è offlineFabio721
1 post


Eluana Englaro

Come tutti sappiamo con la sentenza della Corte di Cassazione di alcuni giorni fa si è chiusa la vicenda di Eluana Englaro. Purtroppo gli organi di stampa non sempre riescono a rendere la complessità delle situazioni e delle opinioni che in questi casi si vengono a determinare.
La situazione può essere considerata da molteplici punti di vista, credo che esaminare casi di tanta complessità dovrebbe indurre una sempre maggior tolleranza in tutti noi, se non altro perché la complessità porta inevitabilmente con sé diverse opinioni e ci impedisce di essere tanto certi che il nostro modo di vedere sia l'unico accettabile.
Al contrario, il dibattito su stampa e mezzi di comunicazione, sembra essere la palestra dell'intolleranza.
Il padre della ragazza dice che si dimostra così di essere in uno Stato di diritto (e sottintende che se la Cassazione avesse deciso diversamente NON saremmo in uno Stato di diritto, affermando quindi che "il diritto" coincide con la sua opinione), la Chiesa e molti altri sostengono che di fatto si è dato il via all'eutanasia e che si sia autorizzato un omicidio (anche in relazione alle particolari modalità con le quali avverrà la morte della ragazza), altri ancora accettano il diritto individuale di scegliere a quale trattamento sottoporsi ma ritengono che debba essere tutelato anche il diritto di cambiare idea, diritto del quale Eluana non avrebbe potuto certamente avvalersi. Tutti però sembrano concordi su una cosa: c'é una sola posizione che sia sostenibile: la propria!
Uno degli aspetti importanti di questa vicenda, per riprendere quanto scrivevamo sul testamento biologico nella sezione approfondimenti, è il seguente: se una persona capace di intendere e di volere è in grado di decidere autonomamente se vuole essere sottoposta ad un trattamento oppure no, perche' bisogna negare questo diritto a chi non è in grado di esprimerlo?
Detta cosi' la cosa appare sacrosanta e perfettamente ovvia. Guardando solo questo aspetto non ci si può non stupire dell'atteggiamento della Chiesa che ritiene che tale diritto non debba essere garantito.
E' ovvio che ci sono però altri modi di vedere la vicenda. Per esempio quale è il confine tra la rinuncia ad un trattamento e il provocare la morte? L'omicidio del consenziente non è consentito né dal punto di vista dell'etica cattolica (ad esempio) né dal punto di vista giuridico (ed è penalmente perseguito).
Vedendo la cosa da quest'altro punto di vista non dovremmo invece ritenere perfettamente accettabile la posizione della Chiesa?

Molte delle difficoltà sul testamento biologico sono legate alle differenze di opinione tra chi ritiene un diritto inalienabile del singolo individuo decidere su tutto ciò che riguarda la sua esistenza e chi, invece, sostiene che la vita sia un bene non disponibile per l'uomo e chiede pertanto allo Stato di tutelare tale non disponibilità.

Dobbiamo pensare che una di queste opinioni sia "migliore" dell'altra e quindi l'unica accettabile? o non dobbiamo, al contrario, pensare che ognuno è in pieno diritto di affermare la sua opinione? E se è così, ci dobbiamo stupire e scandalizzare se molte persone (Chiesa compresa) intendono avvalersi di tale diritto sostenendo, anche con forza, la loro posizione?

 18/11/2008 09:59:32
Utente è offlineSnack
3 post


Re: Eluana Englaro

 

 

 

Da "Il Messaggero.it"

Vescovo Casale: «La sua vita non è piena, inutile accanirsi» 

di Franca Giansoldati 
CITTA’ DEL VATICANO (15 novembre) - Carità, comprensione, pietas. Sono parole che ripete più e più volte pensando a Eluana. Monsignor Giuseppe Casale, classe 1923, ex arcivescovo di Foggia è una voce fuori dal coro che, con coraggio, preferisce arrestarsi davanti al grande mistero della morte. Da pastore lui si rifiuta di dare giudizi, di emettere condanne. «Di fronte a questo grande mistero dovremmo avere tutti più rispetto e attenzione. Soprattutto lasciare la possibilità agli interessati di decidere in modo chiaro e sereno».

Dunque lei è favorevole al testamento biologico?
«Sì senza dubbio. Io sono per una vita piena. Nel caso di persone costrette allo stato vegetativo permanente, dico solo che ci si accanisce sulla vita. Eluana vive perché alimentata artificialmente. La sua è una vita ridotta al minimo, non è una vita piena, è vita vegetativa».

Ma è sempre vita.
«Mi interrogo e mi chiedo: davanti a casi simili si può parlare di vita umana, intesa come esistenza piena di relazioni? Noi sappiamo che esistono ammalati gravi, gravissimi, che al contrario possono interagire, farsi ascoltare, essere toccati, reagire, amare, avere sensibilità: ecco, questa per me è ancora vita, per il resto si può solo parlare di stato vegetativo. Posso capire, accostandomi con pietas cristiana, la decisione di un padre davanti ad una figlia in quello stato».

Lei contesta l’accanimento terapeutico?
«Io osservo solo che tutto questo chiasso, la solita battaglia tra guelfi e ghibellini, impedisce di fatto una riflessione serena, che in Italia sarebbe importante. E invece si litiga e alla fine, purtroppo, si perde di vista un aspetto importante: che l’alimentazione artificiale, come quella somministrata dai medici ai malati in stato vegetativo permanente, è una forma di accanimento, se la si toglie provoca la morte. Pertanto, forse, non si può più parlare di eutanasia. Penso che bisognerebbe definire al più presto il problema del testamento biologico, contenente le ultime volontà di vita».

Cosa direbbe al signor Englaro, se lo avesse dzavanti?
«Lo abbraccerei, gli farei arrivare la partecipazione con la quale, a distanza, l’ho accompagnato spiritualmente in questo calvario, da quando è iniziata la malattia della ragazza, sino al dramma successivo. Il mio augurio è che possano arrivare la pace e la serenità, sia per Eluana che per lui. Pregherò per loro».

Staccare l’alimentazione e l’idratazione non è eutanasia?
«In questo caso alimentazione e idratazione si possono parificare ad un accanimento terapeutico. E poi comunque, quando c’è un consenso alla base. Voglio dire che il padre sapeva bene che cosa avrebbe voluto la figlia medesima».

Lei ricorrerebbe a disposizioni ben precise nel caso dovesse trovarsi in condizioni analoghe a quelle di Eluana?
«Certamente. Per una persona che crede, e io credo in Dio onnipotente, la fine della vita non è “la fine” ma solo il passare da una condizione all’altra. Per un cristiano non è la morte totale. Se mi ritrovassi in una situazione analoga, non vorrei che mi alimentassero artificialmente con le macchine. Noi continuiamo a fare battaglie per la vita, come se la morte terrena fosse la fine della persona, e invece si schiude una esistenza nuova».

Decisamente controcorrente.
«Credo nell’immortalità dell’anima e nella resurrezione dei corpi. Non so cosa il Signore mi riserverà, ma non vorrei nessun accanimento. Spererei solo di avere accanto a me persone care, cui affidare parole di speranza, nella certezza che ci si rivedrà nel Signore. Noi continuiamo a fare un errore grossolano...».

Cioè?
«Vedere la morte e la malattia grave con l’occhio della tecnica, mentre dovremmo accostarci al nostro spegnimento come un passaggio, non dunque come un pericolo, una mannaia».
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